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Novellino: «Toro-Samp sarà la partita di Bianchi»

Intervista al doppio ex: «Cairo faccia pure gli scongiuri, la squadra granata è già in A»

Novellino: «Toro-Samp sarà la partita di Bianchi»© M. Dreosti
TORINO - Walter Novellino, il posticipo della 28ª giornata sarà Toro-Samp. Lei che ha guidato l’uno e l’altra che partita si aspetta?
«La squadra di Iachini ha necessità di risalire la classifica, non per questo immagino una Samp riversata nella metà campo del Torino fin dall’inizio. Lo stesso Iachini sa che Ventura è un maestro nel giro palla, nell’aprire il campo una volta recuperato il possesso. Piuttosto penso che la Samp aspetterà il momento giusto per tentare di risolvere la gara con la giocata del singolo. Le squadre dotate di qualità possono permetterselo. Certo i blucerchiati sarebbero penalizzati dall’eventuale assenza di Eder. Bertani è un buon attaccante, ma sta facendo un po’ di fatica. L’acquisto eccellente di gennaio, per la Samp, è comunque stato quello di Munari».

Bianchi, all’asciutto di gol dal 15 ottobre scorso, può essere il “nuovo acquisto” del Torino da qui a maggio?
«L’ho allenato e so che con lui va alternato il bastone alla carota. Quando le cose vanno bene serve il bastone, in questo momento la carota. Non avrei alcun dubbio, contro la Sampdoria lo schiererei titolare. Nelle partite di grande importanza servono i giocatori di spessore. Vedrete se mi sbaglio: Ventura lo farà giocare dal primo minuto».

Come spiega il ritardo in classifica della Sampdoria?
«La squadra è stata costruita per vincere, se però in corso d’opera si sono cambiati diversi giocatori, oltre all’allenatore, vuol dire che si è sbagliata qualche valutazione. La Samp è in ritardo sulla tabella di marcia, ma penso comunque abbia buone possibilità di andare ai playoff».

Mentre il Torino a maggio sarà...?
«Cairo faccia pure gli scongiuri, il Toro è già in A adesso. Per riavere Iori a Livorno avrei fatto di tutto. In più, adottando il 4-4-2, quando ero al Torino dico che sarebbe stato un sogno disporre degli esterni su cui può contare adesso Ventura. Tecnico che, sia chiaro, in B fa la differenza».

Vuole dire che la rosa del suo collega ed attuale allenatore granata è più forte rispetto a quella che aveva lei?
«Senza ombra di dubbio. Per dire: io ho lanciato Ogbonna quando era un ragazzino, adesso Angelo è uno tra i più forti difensori italiani».

Torino senza rivali. E poi?
«Per il 2° posto se la giocano Pescara, Sassuolo e Verona. In particolare mi convince la squadra di Mandorlini: Hallfredsson sta disputando un campionato straordinario. A me piace molto anche Jorginho: è un interno “finto”, un po’ alla Seedorf, per intenderci. E i gialloblù hanno in difesa un elemento di cui si parla poco ma dall’altissimo rendimento: Maietta. Non saranno da primo e secondo posto, però spendo due parole pure su Varese e Bari. I lombardi esprimono il gioco che mi è più vicino e in mezzo al campo dispongono di Kurtic, davvero un ottimo centrocampista; i pugliesi sono più forti delle beghe societarie. E io so che non è facile».

Altro sassolino: tra Cairo e Antonelli oggi chi butterebbe giù dalla torre?
«Vi sorprendo: salvo entrambi. Anche perché di Cairo non posso più parlare... ma del Toro sì. E allora vi dico che a Torino ho sbagliato io a non impormi. A dare un assenso all’acquisto di Recoba, per fare un esempio. Prima di allenare i granata venivo da 15 anni in cui non sbagliavo un colpo, ero ritenuto uno tra gli allenatori migliori d’Italia. Al Toro non è andata bene e in seguito ammetto di aver compiuto scelte allucinanti. Dovevo aspettare una chiamata dalla A, piuttosto che infilarmi in situazioni complicate. Nel giugno scorso avrei dovuto lasciare il Livorno dopo un’ottima annata, invece mi sono fatto convincere da Spinelli e sono rimasto».

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Alessandro Baretti
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