Mantova protagonista, la terza rinascita
L’orgoglio di un club glorioso che ha rischiato di scomparire ma è riemerso tra i pro
© Foto PegasoQuell’estate del 2010 è stata la terza rinascita del calcio mantovano e l’ultimo fallimento è arrivato dopo appena 16 anni dal precedente, quello targato Paolo Grigolo, imprenditore veronese, che fece sognare la città all’inizio degli Anni 90, quando portò il Real Madrid nello stadio Martelli da lui appena ristrutturato e sfiorò la promozione in B persa ai playoff con il Como di Tardelli. Una serie B arrivata poi con la gestione Lori , presidente da copertina, che mise a punto un gioiellino capace di partire dalla vecchia C2 fino ad arrivare al Delle Alpi a giocarsi la Serie A con il Torino in due memorabili partite. Fu l’inizio della fine, poiché quella grande illusione alimentò sogni di grandezza, forse troppo grandi sia per il potenziale della città , ma soprattutto per l’incapacità della società di crescere di pari passo alle proprie ambizioni. La Serie B assaporata per cinque splendidi anni ha lasciato un vuoto, che ha fatto precipitare Mantova di nuovo a quegli anni bui fatti di campionati anonimi nel limbo della terza serie. Anni in cui trovare risorse e forze per riuscire dall’incertezza è stato un vero e proprio terno al lotto con un‘alternanza di presidenti, che le hanno provate tutte pur di dare a Mantova e ai mantovani qualcosa di cui parlare che non fosse il Piccolo Brasile e i tempi della massima serie. Ricordi legittimi, però troppo ingialliti per una città che gonfia il petto amando vivere del proprio passato senza avere forza e coraggio per affrontare il futuro. Così, oggi, accanto ai sempreverdi fantasmi di Fabbri, Giagnoni e Sormani di stanza nei corridoi del Martelli, al loro fianco ci sono anche le sagome più recenti dei vari Mimmo Di Carlo, Caridi e Notari, figli della storia più recente e delle emozioni più fresche. Il presente è fatto di piccole soddisfazioni come quella di vincere una partita dopo quattro sconfitte consecutive, oppure come quella di avere un pubblico di categoria superiore per presenza e calore. No, a Mantova il calcio tira ancora: non ci sono le cifre come ai tempi della serie B, ma fatte le debite proporzioni, il Martelli resta sempre uno degli stadi dal grande appeal. Parlano i numeri, parlano ad esempio gli oltre 1500 abbonati della scorsa stagione e 1200 di quest’anno, segno che la passione in riva al Mincio non tramonta mai, anche quando le cose non filano per il verso giusto. C’è tuttavia l’incubo di un lungo ristagno in Lega Pro come accaduto prima dell’era Lori, quando il Mantova prima di uscire dalle montagne russe della Serie C impiegò oltre trent’anni per riaffacciarsi al palcoscenico della cadetteria. Ci provarono in tanti a togliere i biancorossi dalle sabbie mobili della terza serie, ma mai nessuno riuscì a combinare qualcosa di costruttivo e nel mezzo anche due fallimenti: quello già accennato con Gigolo, e poi quello dei primi Anni Ottanta in mezzo ad una indifferenza quasi totale. Altri tempi, purtroppo non sufficientemente lontani per cancellare del tutto anche i sogni più negativi.
Ora la parola sognare è vietata, non solo perché c’è molto da fare e parecchio da lavorare, ma perché la sensazione è quella di un Mantova che vuole procedere per gradi, senza strafare e con il solo scopo di dare continuità , una cosa, quest’ultima, che di questi tempi è già tanto. Bruno Pompieri, il presidente, è un uomo ambizioso, uno che non parte mai per recitare un ruolo di secondo piano e proprio in virtù di questo aspetto la porta dei sogni è destinata a rimanere aperta.
Ufficio Stampa Lega Pro



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