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Monza, storico compleanno: sono 100 anni in pista

Il sogno: festeggiare la grande ricorrenza con una società che garantisca il futuro

Monza, storico compleanno: sono 100 anni in pista© Foto Pegaso
TORINO - Ovunque vadano nel mondo, i monzesi si trovano di fronte sempre la stessa scena: una volta rivelata lo loro provenienza, ottengono in risposta dall’interlocutore due mani che mimano un volante e una bocca che imita il rombo di un bolide di Formula Uno. La fama planetaria di cui godono l’autodromo e il GP d’Italia ha reso il capoluogo brianzolo sinonimo di passione per gli sport motoristici, tanto che a volte risulta arduo convincere il forestiero di turno della presenza di una squadra di calcio a Monza. Una squadra che esiste da quasi un secolo, nonostante la vicinanza ingombrante di due colossi come Milan e Inter, e che qualche volta è pure riuscita a combinare cose egregie sul rettangolo verde. Ed è così, all’ombra di questi giganti, che il Monza è da poco entrato nel suo centesimo anno di vita, ricorrenza che verrà celebrata il prossimo 1 settembre 2012.

Un secolo di calcio vissuto con intensità e passione, ricco di periodi gloriosi e di cadute rovinose, corredato da una discreta bacheca (quattro coppe Italia di serie C e una coppa anglo-italiana), ma soprattutto segnato da un sogno sfiorato più volte, un’utopia che pare irrealizzabile e che, nonostante tutto, abita ancora in fondo al cuore del tifoso biancorosso: l’approdo in serie A. Le date miliari lungo il centenario cammino del Monza sono il 1912, anno di fondazione, il 1928, periodo in cui cade la scelta sulla livrea biancorossa che tuttora lo contraddistingue, mentre risale al 1951 il debutto in serie B. Da allora la società brianzola ha disputato 38 stagioni nel torneo cadetto, risultando sesta nella classifica generale dei veterani della categoria e addirittura prima tra le squadre che vi hanno reso parte senza mai conseguire la promozione. Il Monza vive il suo magic moment durante la seconda metà degli Anni Settanta, quando il presidente Giovanni Cappelletti ed il tecnico Alfredo Magni conducono il club a sfiorare ripetutamente la promozione in serie A. Un’epopea fatta di grandi sogni e di calcio spettacolare – la squadra si merita il nomignolo di “Borussia di Brienza” – che ha il suo culmine il primo luglio 1979 sul neutro di Bologna, dove il Monza perde contro il Pescara lo spareggio per la massima serie. A sublimare quel periodo c’è una battuta c’è una battuta di Renato Pozzetto che è diventata un vero cult tra i tifosi biancorossi: in un film dell’epoca (“Agenzia Riccardo Finzi”, 1979), l’attore milanese interpreta un detective che si dichiara tifoso del Monza, ma si dice certo che “non saliremo mai in serie A”. La “profezia”di Pozzetto si rivela terribilmente vera: la squadra trascorre i due decenni successivi della presidenza Giambelli (1980-1999) facendo la spola tra serie B e C, ma distinguendosi come fucina e vetrina di giovani talenti dal futuro luminoso, tra i quali Massaro, Monelli, Casiraghi, Stroppa, Ganz e Abbiati. Il 1990 vede il club traslocare nel nuovo stadio Brianteo, mentre risale al 1999 l’addio alla presidenza di Valentino Giambelli dopo la malriuscita partnership con il Milan. Da quel momento in cui il lento declino del Monza diventa una caduta verticale: una serie di stagioni sciagurate trascinano la squadra in C2 e la società al fallimento nel 2004.
 
A salvare il club ci pensa Giambattista Begnini, sotto la cui egida i tifosi tornano a sognare: la squadra risale in C1 e raggiunge due volte la finale playoff per la promozione in B, ma viene sconfitta dal Genoa nel 2006 e dal Pisa nel 2007. Dopo due stagioni all’insegna del ridimensionamento, nell’estate 2009 Begnini cede il Monza alla Pasport, società formata da una compagine d’investitori italiani ed olandesi, tra i quali figura Clarence Seedorf. Dopo un’anno interlocutorio (decimo posto), la stagione appena trascorsa ha visto il Monza soffrire le pene dell’inferno tra cambi in panchina (ben quattro) e in società, dove si assiste all’uscita di scena del gruppo di investitori italiani. L’annata termina con una doppia mazzata per i tifosi: la retrocessione in Seconda Divisione dopo la sconfitta ai playout con il Pergocrema e l’annuncio da parte dei vertici societari della delicata situazione economica del club, bisognoso dell’iniezione di nuovi capitali per poter sopravvivere.
 
L’attuale proprietà si è dichiarata disponibile a vendere “anche integralmente” il Monza, facendo un appello accorato diretto soprattutto all’imprenditoria brianzola: “Questo club svolge anche una funzione sociale – sottolinea l’ad Nicola Rigamonti – ed è un patrimonio importante per il territorio. Per questo ci piacerebbe molto dare il benvenuto in società ad attori economici locali che abbiano la passione e la voglia di investire nel Monza”. Il resto è cronaca dei giorni nostri: dopo la riammissione in Prima Divisione, attualmente la squadra naviga al di sopra della zona playout e sembra aver dato una svolta alla propria stagione, sensazione corroborata anche dal fresco tesseramento di Cristian Zenoni, un rinforzo importante per Gianfranco Motta. C’è lieve ottimismo anche in società, dove si registra un miglioramento dei conti e vengono dipinte prospettive incoraggianti per il futuro: “Stiamo lavorando tutti per il bene del Monza – ha dichiarato Rigamonti – e vogliamo che il club possa festeggiare i cento anni di vita. Per questo servono forze fresche: sono in corso trattative con tre diversi gruppi interessati ad investire nel Monza, ma non vogliamo svelare la loro identità per non pregiudicare la possibilità di un loro ingresso”. Intanto i tifosi attendono buone nuove per l’immediato, continuando a sperare sotto sotto che, prima o poi il Monza riesca a smentire quel “non saliremo mai in A” che lo perseguita da una vita.

Ufficio Stampa Lega Pro
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